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Piano dell'Offerta Formativa 2009/2010 |
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Gestione dei piani FSE-FESR |
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CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti |
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La SKUOLA della Littizzetto! |
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Suite Open Office Portable 3.0 |
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La "Scuola in Piazza" Catania 30 Ottobre 2008 |
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Servizio Documentazione Software Didattico |
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Cronaca di un "uomo" libero
Sono ormai 25, gli anni che ci siamo lasciati dietro dall’omicidio del giornalista Giuseppe Fava. Venticinque anni di giochi di parole, di indagini “deviate”, di un processo agli esecutori materiali distrattamente dimenticato dalla stampa nazionale. Di bugie in attesa di giustizia.
Pippo Fava non li tolse mai quei panni di giornalista che cercava la verità ad ogni costo, che nascondeva la rabbia contro i soprusi dei mafiosi con l’enfasi delle parole nei suoi articoli, che accese la speranza di una rinascita della società civile, messa a tacere dall’indifferenza. Pippo Fava ha pagato per questo suo sogno da dividere con la “sua” città, ha pagato con la vita, lasciandoci un’eredità di coscienza che segnerà per sempre le generazioni dei futuri cronisti.
Venticinque anni, il tempo sufficiente per veder trascorrere due generazioni di giornalismo isolano dalle mezze verità, di uomini di potere che hanno occupato i posti lasciati vuoti, di primavere politiche e di inverni dei quali non si riesce a vedere la fine.
Lo potremmo ricordare rubandogli le parole dalle storie che ci ha raccontato nei suoi libri, con i personaggi schiacciati, offesi, umiliati dalle arroganze. Creati e resi vivi dai dialoghi intessuti, talvolta troppo semplici, ma anche troppo somiglianti a quelli che ogni giorno, invadono la nostra vita. Troppo simili a quelli che ci sfiorano o ci stringono la mano e senza saperlo, o forse facendo finta, sostengono, esaltano, approvano. Piccoli uomini che tramano nell’ombra, capaci di maneggiare e sconvolgere i nostri destini, e farne carta straccia.
Lo potremmo ricordare nelle aule dei dibattiti, degli appuntamenti con la storia, troppo spesso mancati; delle occasioni di riscatto, dei ricordi confusi dal tempo di chi lo ha conosciuto di persona.
Lo potremmo ricordare tra le sue invettive ancora attuali, lanciate attraverso le pagine di qualche sgualcito numero de "I Siciliani" e provare a farle nostre. Ma ci piacerebbe farlo senza entusiasmi eroici. Ci piacerebbe farlo, con l’umiltà di chi ha assorbito dalle sue parole, la consapevolezza che le lotte delle quali Pippo Fava rivendicava il coraggio nell’affrontarle, si possono combattere ogni giorno.
Perché sarebbe stato sufficiente, in questi venticinque anni, aver lasciato un segno di continuità della sua opera che ci ha trasmesso con i suoi scritti. Sarebbe stato sufficiente aver tradotto in fatti, i suoi messaggi di cambio di cultura per non vanificare la sua morte.
Dopo 25 anni è tempo di porsi delle domande, su cosa è successo, su cosa è cambiato!
Oggi, Giuseppe Fava, cosa si sarebbe chiesto? Cosa avrebbe fatto? Cosa avrebbe scritto?
Per perpetuare non solo il suo ricordo, ma il suo impegno, il suo amore per la città, cosa dovremmo chiederci anche noi? “Cosa c’è dietro tutto questo? Cosa si nasconde dietro questo apparente progresso e benessere che ci circonda? Fatto di luci o ombre?
Parafrasando il concetto di Gian Batista Vico, relativamente ai concetto di storia, essa è un “continuo progresso”, ma ciclicamente ci sono ritorni di situazioni che sembrano superate: ecco perché si può parlare di "corsi e ricorsi storici".
“I "corsi e ricorsi storici" non sono una legge universale, ne tanto meno necessaria, però è una possibilità oggettiva. Il ricorso ha luogo quando il dominio della ragione cade nell’astrattezza, quando si ha l’inaridimento del sapere, quando si ha la perdita della memoria del passato. Quando ciò avviene, l’uomo è senza radici e si crede artefice arbitrario della propria storia. Per Vico la storia non è una sorta di sviluppo unilineare e progressivo dove non c’è errore o decadenza o male; per questo la storia non giustifica, ma giudica.”
E’ trascorso un quarto di secolo, sono cambiati i personaggi, i protagonisti, ma la storia si ripete anche oggi, identica a 25 anni fa, e che prosegue identica da tempi ancora più remoti….quasi come ancestrale “modus vivendi”.
Il suo spirito, il suo pensiero, le sue verità devono proseguire in una coscienza popolare che attraverso i media si sta cercando di annullare e di plagiare, e sempre, nei confronti della gente umile, di chi vive nella speranza di migliorare il proprio tenore di vita, nei confronti di chi ha bisogno di un lavoro, unica arma di ricatto, indispensabile al mantenimento di un equilibrio apparente, che mette in secondo piano i principi morali, ultimi elementi di salvezza di un paese che ancora ama definirsi democratico.
In questi ultimi anni il termine “Libertà” è stato strumentalizzato, inflazionato, attribuito a condizioni di vita fittizie e illusorie.
E’ triste ammetterlo ma la storia è la stessa di 25 anni fa; I quattro “cavalieri” di un tempo, si sono trasformati nei “Vicerè” di oggi.
Il desiderio di migliorare passa anche attraverso la sofferenza e solo dopo aver toccato il fondo che si ritrova la forza di rialzarsi; si vede uno spiraglio di luce in lontananza, che ci fa ben sperare per il nostro futuro. Oltreoceano è da poco iniziato un vero cambiamento, che è più di un semplice tentativo, stiamo assistendo ad una svolta epocale che grazie al nostro agire individuale farà sì che l’uno diventi due, che il due si trasformi in tre cosicché l’azione collettiva si trasformi in bene collettivo. E’ questa l’eredità morale che ci ha voluto lasciare Giuseppe Fava.
Adesso come mai prima, è necessario rileggere in chiave critica gli scritti de "I Siciliani" : "il documento di una realtà meridionale che profondamente, nel bene e nel male, appartiene a tutti gli italiani. Il libro della storia che noi viviamo. Scritto giorno per giorno..." .
Dalle parole di Giuseppe Fava:
“Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.
“Io mi batterò sempre per cercare la verità in ogni luogo ove ci sia confronto fra violenza e dolore umano. E per capire il perché.”
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Giornalismo Partecipativo
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File VIVO Softwares per il Sociale
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Laboratori Tra Manualità e Fantasia
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Open source e Software "liberi" |
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video Backstage Baracche e Burattini |
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video Laboratorio luci e ombre |
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Educazione Interculturale |
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Sohie.."una alternativa a Power point" |
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O.S. a cura del Ministero della Pubblica Istruzione |
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